Mensa universitaria

Ieri è stata una serata piacevole. Sono uscita a fare un giro con alcuni ragazzi che sono qui in ostello (due tedeschi, uno svedese e uno scozzese). Hanno mangiato qualcosa poi ci siamo seduti in uno degli innumerevoli locali in cui si fuma narghilè e si beve tè. Dopo siamo andati nel mio ristorantino di fiducia perché un ragazzo aveva ancora fame. Uno dei tedeschi è un carpentiere.

Oggi ho seguito la prima clinica. Funziona diversamente qui: fanno una clinica alla volta e le cliniche durano dall’una alle sette settimane (dipende quanto è ampio il programma). Quella che ho iniziato ora, dura tre settimane. Ogni giorno si fanno sia pratica che teoria e l’ultimo giorno di lezione c’è l’esame, quindi bisogna studiare giorno per giorno se si vuole superare. Se uno non riesce a passarlo, ha altre opportunità per farlo durante l’anno. Gli esami sono per la maggior parte scritti (a crocette) e orali.

Le lezioni sono in inglese, la pratica in turco, però i nostri compagni di corso turchi sono molto disponibili e cercano di tradurre il più possibile a noi studenti Erasmus che in questo corso siamo in sei: tre svedesi, una tedesca, una polacca ed io.

Durante la pausa pranzo sono andata a mensa con gli svedesi ed un ragazzo turco che ha pagato per tutti, perché noi ancora non abbiamo la carta dello studente che ci permette di fare molte cose (tra cui pagarci il pranzo).

La carta viene ricaricata da un omino che sta ad uno sportello al piano terra della mensa. All’ingresso della zona dove si mangia c’è un tornello dove passare la carta che permette di entrare. Una volta dentro, viene servito un vassoio con il cibo che è uguale per tutti.

Il costo è di 50 kuruş (cioè 25 centesimi di euro). E io che credevo che a Pisa avessimo una mensa economica.

Il vassoio è un grande piatto con le incavature dove mettono le diverse pietanze. Oggi nei quattro “scomparti” ci hanno servito: una pappetta con del riso che aveva un retrogusto di limone, una cosa che sembrava e aveva anche (più o meno) il gusto dello spezzatino, riso in bianco e uva sciroppata. Non era male, anche se molto lontano dall’idea che abbiamo di pranzo in Italia.

Dopo siamo andati ancora un’ora in ospedale. Io sono andata poi a seguire un’altra materia con quelli del quarto anno. E’ stato un piacere rivederli perché sono sempre gentili e solari, anche se sto notando che la classe è sempre più vuota dato che il professore è soporifero.

Ho scoperto una cosa, in Svezia all’Università non ricevono una votazione agli esami. Semplicemente o lo superano o lo bocciano: sono davvero dei grandi.

Oggi ho imparato una nuova parola, “anahtar” che significa chiave.

dscn7634_1200
Vista dalla terrazza del Sinbad Hostel – Sultanahmet, Istanbul
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...