Diobono de’, davvero!?

Anche oggi una camminata sfiancante. Dovevo incontrare un amico a Taksim, quindi ho preso il tram, contenta del fatto che oggi non avrei camminato. Arrivati a Beyazıt però il tram si è fermato e siamo dovuti scendere. Ho quindi scoperto che da mezzogiorno alle tre, parte del tragitto era interrotto perché la strada era chiusa a causa della maratona sul Bosforo che si tiene ogni anno ad Istanbul. Dato che erano le due e mezzo e l’appuntamento era alle tre ho chiamato l’amico che dovevo incontrare e ho spostato l’appuntamento in un posto che fosse un po’ più vicino a dove mi trovavo io, ma ho dovuto comunque camminare quaranta minuti (di cui quindici di salita ripida) per arrivare. Istanbul è una città molto bella da percorrere a piedi, ma ora i miei cari sono distrutti e urlano riposo a gran voce.

Emre, il ragazzo che ho incontrato, mi ha insegnato a giocare a backgammon che qui è un gioco molto diffuso. Nei numerosissimi locali dove ci si può sedere a bere tè e fumare narghilè sono sempre presenti le tavole per giocare a questo gioco, il cui nome in turco è appunto “tavla”. Oggi ho finalmente imparato anche io a giocarci, sebbene alcune regole mi siano ancora poco chiare.

Per pranzo mi sono comprata un gelato (un cornetto Algida che credo sia più diffusa qui che in Italia) e l’omino del negozio dove l’ho acquistato stava guardando una partita al computer. Dopo pochi secondi mi rendo conto che la cronaca è in italiano, mi avvicino allo schermo e vedo di che partita si tratta: Inter-Cagliari. Ho detto all’omino di essere italiana ed interista e gli ho stretto la mano.

Dopo il pomeriggio a Taksim, sono passata all’ostello per chiacchierare con la mia amica turca e con Peter. A un certo punto Burçin mi indica un ragazzo e dice: “Lui è italiano”. Allora lo guardo, lo saluto e gli chiedo: “Di dove sei?” E lui: “Di Pisa” io, continuando a guardarlo, gli rispondo: “Io studio a Pisa” E lui: “Diobono de’, davvero!?”. Abbiamo parlato un po’ e io mi son resa conto che mi sto disabituando a parlare italiano e quando mi capita di farlo mi fa strano sentire la mia voce. Gli ho chiesto cosa pensa di Sofia (la capitale della Bulgaria) visto che lui c’è stato, dato che stavo pensando di visitarla non essendo molto lontana. Lui, che non mi è sembrato per niente un viaggiatore schizzinoso mi ha risposto di evitarla assolutamente. Ha aggiunto che non c’è nulla e che la sera è piena di brutti ceffi in giro, aveva programmato di starci tre giorni, ma è scappato dopo la prima notte.

Mirko in realtà non è proprio di Pisa, è di Pontedera. È la sua prima volta ad Istanbul e anche lui ne è rimasto affascinato. Mi ha dato il suo numero, così quando torno in Toscana posso andare una sera nel suo locale a Pontedera.

La sera ho cenato nel mio ristorantino e poi son tornata a casa. La mia deliziosa coinquilina Karin mi ha regalato un bel pezzo di parmigiano, lo ha trovato in un alimentari che vende prodotti particolari e me lo ha comprato. Sembra vero parmigiano, anche se l’hanno imbrogliata perché le han dato un pezzo quasi tutto scorza, però è stata davvero carinissima. Nei prossimi giorni voglio prepararle un bel piatto di pasta per ringraziarla.

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Due dei maratoneti grazie ai quali anche oggi mi son dovuta smazzare chilometri a piedi – Sultanahmet, Istanbul
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