Nessuna concorrenza

In questi giorni, causa combo forte raffreddore con mal di gola e ciclo, sono stata chiusa in casa (a parte andare a seguire i corsi).

Oggi mi ero programmata di fare un bel giro a piedi (ci ho preso gusto a camminare) e di cominciare a visitare in maniera un po’ più organizzata la città. Ho scelto di iniziare da Galata e Tophane.

Verso le undici e mezzo sono quindi uscita di casa e mi sono diretta verso la prima destinazione: Arap Camii (moschea di Arap). Arrivata però ho constatato che è chiusa e coperta da impalcature a causa di lavori in corso.

Ho proseguito quindi il mio percorso e sono arrivata alla Sokollu Mehmet Paşa Camii (“camii” vuol dire moschea). Ho fatto molte foto all’esterno e dopo vari tentennamenti, non sono entrata. Non so perché, le moschee mi mettono soggezione (come le chiese), soprattuto se si trovano in posti non turistici. Devo cercare di superare queste remore perché gli interni sono ciò che veramente le differenzia una dall’altra.

Ho continuato a camminare verso la Torre di Galata, ma lì mi sono arresa. Volevo salirci su, ma ho lasciato perdere. Non ho camminato molto, ma oggi non mi sento ancora bene (tra pancia e testa) così ho deciso di salire in Istiklal giusto il tempo di comprarmi da mangiare e per poi tornare a casa con i mezzi.

Mentre stavo guardando una vetrina sento una voce che dice: “Francesca” con accento non italiano. Mi giro molto stupita perché è una voce che non riconosco. Guardo e vedo un tipo con gli occhiali da sole che si avvicina (e non lo riconosco), mi si avvicina ancora e si tira su gli occhiali: il dottore che mi ha fatto mettere il punto di sutura. Mi ha chiesto come stavo e cosa stavo facendo ed è andato via augurandomi buon divertimento. Appena l’ho lasciato ho pensato: “Guarda, comincio a farmi conoscere anche ad Istanbul”.

A parte gli scherzi, in questa metropoli, anche se uno conosce tante persone è molto difficile incrociarsi per caso, a causa dell’elevatissimo numero di gente che cammina per le strade. Spesso, anche se due conoscenti si incrociano, non è detto che si vedano.

Ho mangiato un döner kebap perché era molto che non mi capitava. Di locali che lo preparano ce ne sono una marea (ne ho scelto uno a caso). La carne dentro era squisita ma la piadina era molto striminzita e dentro ci ha messo solo patatine e cetrioli sottolio (che io detesto).

Tornando verso la fermata del tram ho notato due gelaterie, una di nome “Cremeria Milano” e l’altra “Giolitti”. Entrambe hanno i nomi dei gusti scritti in italiano, ma il gelato è molto caro. Il cono con un gusto viene 2 € (nelle gelaterie turche si paga di solito 1 € per tre gusti). Ho voluto comunque provare e la mia scelta è ricaduta su”Giolitti”.

Dato che su un cartello c’era scritto “cono piccolo” in italiano, alla donna alla cassa, che sembrava la proprietaria, ho chiesto il cono piccolo. Sentita la mia pronuncia ha cominciato a parlare italiano (quell’italiano tipico delle persone madrelingua che non vivono più da tanti anni in Italia). Ho scelto nocciola e stracciatella. La commessa che mi ha servita ha detto “prego” e “arrivederci” ma si sentiva che lei invece non è italiana. Nocciola squisita. Straciatella non male, anche se invece di essere fiordilatte e pezzi di cioccolato, era una crema alla cannella con pezzi di cioccolato.

Gustando il gelato mi sono incamminata verso Karaköy, ho preso il tram e son tornata a casa.

Una cosa che ho constatato oggi, per l’ennesima volta, è che qui, oltre ad essere ancora fortemente presente la piccola distribuzione (un’infinità di negozi di tutti tipi) questa piccola distribuzione tende ad aggregarsi. Mi spiego meglio: mi è capitato di vedere strade e stradine di una stessa zona in cui si vendono praticamente solo macchine fotografiche, un’altra zona in cui si hanno negozi di strumenti musicali, un’altra ancora con negozi di macchinari per la ristorazione, un’altra in cui vendono lampade e lampadari o una con negozi di ferramenta, uno in fila all’altro. Praticamente la concorrenza sta tutta vicina e quando uno vuol comprare qualcosa, andando nello stesso posto può fare il raffronto con almeno dieci negozi diversi che vendono gli stessi identici prodotti. E’ una cosa molto curiosa.

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Istiklal, Istanbul

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