Akbil

Ieri sera sono andata con gli svedesi a mangiare kebab ad Aksaray, ne abbiamo fatto una scorpacciata. Abbiamo mangiato “şiş kebap” (spiedini di carne di agnello cotti alla brace) accompagnato da verdure arrostite e pane. Non era la prima volta che gli svedesi si recavano in quel locale e tutto il personale è stato estremamente gentile ed accogliente con noi. Ci hanno offerto il dolce e il tè e ci hanno pure dato i loro contatti personali di Facebook, chiedendoci di aggiungerli. Uno di loro mi ha dato la mail di una sua amica italiana che vive qui e mi ha ripetuto più volte di scriverle.

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Künefe con kaymak e pistacchi (un dolce delizioso)

Stamattina sono andata finalmente nell’ufficio della IETT (la compagnia dei trasporti) a consegnare i documenti per avere la mia “akbil” (carta ricaricabile da usare per pagare sui mezzi di trasporto), tra una settimana posso passare a ritirarla. È un bene visto che il prezzo del “jeton” (il biglietto per una singola corsa) da 1,50 YTL è passato a costare 1,75 YTL. Con questa questa carta invece, pagherò ogni corsa 0,70 YTL oppure la potrò ricaricare con 60 YTL (circa 30 €) con le quali ti danno 200 corse (cioè ogni corsa si paga sui 15 centesimi di euro).

Finita questa commissione sono andata in ostello e sono stata con Peter e Burçin. Ho conosciuto poi uno spagnolo che insegna storia in Germania perché si è sposato con una medica tedesca. Parla italiano perché ha vissuto un anno in Italia. Abbiamo chiacchierato di scambi culturali, dato che è ad Istanbul per organizzarne uno tra un liceo locale e la sua scuola in Germania.

Ho conosciuto anche una ragazza indiana e domani abbiamo deciso di visitare alcuni posti di Istanbul insieme. Lei è qui in Turchia in vacanza. Rimarrà una ventina di giorni e poi dovrà tornare al suo lavoro. Lavora in Afghanistan, a Kabul, nell’ambasciata indiana. Mi ha detto di essere l’unica donna che lavora in quell’edificio. È molto contenta di essere qui in Turchia ora. È felice di non sentire 24 ore su 24 lo scoppio delle bombe ed è felice di poter girare tranquillamente e liberamente per la città. Qui inoltre può indossare i suoi vestiti, mentre a Kabul è costretta a coprirsi interamente se esce dall’ambasciata, perfino le mani. Le rimangono scoperti solo gli occhi, attraverso una sottile striscia che le circonda lo sguardo. Sono contenta di stare un po’ con lei domani e sono anche curiosa di sentire cosa ha da raccontare sulla sua esperienza in Afghanistan.

Il pomeriggio sono andata con la mia amica polacca e due suoi amici polacchi al Castello di Rumeli (Rumelihisarı). È una fortezza situata nel distretto di Sarıyer, su una collina nel lato europeo del Bosforo. È stata costruita dal sultano ottomano Mehmet II tra il 1451 e il 1452, prima della conquista di Costantinopoli. Permetteva di controllare, grazie ai suoi cannoni, la navigazione sul Bosforo. Dopo la presa di Costantinopoli, è stata utilizzata in alcuni periodi come prigione ed oggi vi si svolge il Festival Internazionale di Istanbul. È un posto molto suggestivo. L’entrata costa 3 YTL ma è gratis per gli studenti.

Mentre tornavo a casa ho visto sul tram un ragazzo con il cappellino dell’Inter. Era parecchio lontano da dove ero seduta io e come al solito eravamo stipati come sardine. Avrei voluto tanto avvicinarmi per dirgli: “Sempre Forza Inter!”.

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Il Fatih Sultan Mehmet Köprüsü (secondo ponte sul Bosforo) visto dalla fortezza di Rumelihisarı, Istanbul
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