Ayasofia

Stamattina mi sono svegliata di buonora e sono andata a Sultanahmet. Sono passata al Sinbad ma la mia amica turca non c’era perché è il suo giorno libero e Peter stava ancora dormendo, così mi son diretta da sola ad Ayasofia (che sta a due passi dalla fermata del tram). Arrivata alla biglietteria ho mostrato la mia carta studente per acquistare a 10 YTL (5 €) la carta musei. Fatta la carta sono entrata senza pagare altro e d’ora in poi avrò gratis l’ingresso nella maggior parte degli edifici storico-culturali di tutta la Turchia.

Prima di entrare son dovuta passare al metal detector e han controllato anche lo zaino con lo scanner. Poi ho finalmente fatto il mio ingresso in uno dei monumenti più famosi di Istanbul.

La costruzione di Ayasofia fu iniziata per ordine di Costantino e sarebbe dovuta essere la cattedrale del nuovo Impero, ma l’imperatore morì nel 337 d.C, prima che la chiesa fosse terminata. Nel 360 d.C fu consacrata durante il regno di Costanzo II e chiamata Magna Ecclesia. Nel 404 d.C. fu distrutta completamente dalle fiamme causate da una rivolta.  Nel 415 d.C fu ricostruita e nuovamente consacrata, sotto il regno di Teodosio II. Di nuovo incendiata nel 532 d.C. in seguito alla rivolta di Nikla contro l’imperatore Giustiniano I, fu fatta ricostruire in maniera ancora più grandiosa dallo stesso e fu riconsacrata nel 537 d.C. I lavori furono affidati agli architetti Antemio di Tralle ed Isidoro di Mileto. Lo splendore e la magnificenza della Chiesa erano dati dall’enorme cupola (che nei secoli crollò diverse volte) e dai mosaici d’oro che ne ricoprivano le pareti.

Nel 1203 fu saccheggiata durante la quarta crociata e i veneziani trafugarono numerose reliquie, tra cui la Sacra Sindone. Nel 1453, dopo la presa di Costantinopoli da parte dei turchi, fu reclamata da Mehmet (Maometto) il Conquistatore che la trasformò in una moschea aggiungendovi i minareti (tutt’oggi presenti) e ricoprendo tutti i mosaici con l’intonaco. Fece inoltre aggiungere all’interno il pulpito (“mimber”) e il “mihrab” (una nicchia presente nelle moschee che indica la direzione della Mecca).

Nell’800 furono aggiunti dei grandi medaglioni (che vi assicuro saltano subito all’occhio appena si entra) in cui sono scritti, in arabo, i nomi di Allah, Mehmet, Ali e Abu Bakr (i secondi sono i primi due califfi). Nel 1847 il sultano Abdul Mejid I ne affidò il restauro ai fratelli svizzero-italiani Gaspare e Giuseppe Fossati che portarono alla luce molti dei mosaici dell’epoca di Giustiniano. Infine nel 1934 fu convertita da Atatürk (eh si, sempre lui!) in un museo.

Mi è piaciuta molto. In Italiano di solito viene chiamata Santa Sofia, mentre in inglese Hagia Sophia. In realtà mi aspettavo di vedervi un museo al suo interno, proprio perché ha la denominazione di museo, invece è l’edificio in sé che viene considerato tale.

Lo spazio al suo interno è maestoso e i numerosissimi visitatori appaiono come delle formichine, soprattutto quando si sale al piano superiore da cui ci si può affacciare verso il basso. Sono stata dentro tre ore credo (roba da pazzi) e ho scattato più di 300 foto (ero esausta alla fine).

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Ayasofia, Sultanahmet – Istanbul

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Interno di Ayasofia, Istanbul

Uscita di lì ho deciso di entrare nella Moschea Blu, ma prima ho visitato la tomba del sultano Ahmed I ed è stata una sorpresa trovarvi accanto la tomba della moglie Mahpeyker (la protagonista dell’unico film in turco che ho visto finora).

Stavo per entrare nella Moschea Blu quando ha cominciato a risuonare dai megafoni sui minareti (come capita 5 volte al giorno) il richiamo alla preghiera, così ho dovuto rinunciare.

Sono andata a mangiare un panino con il kebap di pollo. Il ragazzo che me lo ha venduto mi ha chiesto se volevo fare una visita sul Bosforo con lui e al mio: “No” ha risposto tutto stupito: “Ma perché no?”, così gli ho detto di essere fidanzata e si è messo il cuore in pace (il modo più facile di liberarsi delle avance dei turchi che frequentano le zone turistiche). Dopo mi sono diretta verso l’Otogar (la stazione principale degli autobus dalla quale partono i pullman diretti in tutta la Turchia e in Europa).

Per raggiungerla da Sultanahmet bisogna prendere il tram in direzione Zeytinburnu, fermarsi a Yusufpaşa (che sta ad un quarto d’ora a piedi da casa mia). Qui bisogna andare a piedi (5 minuti) a prendere la metro alla stazione di Aksaray e poi fermarsi con la metro (6 fermate dopo) a Otogar.

Era la prima volta che ci andavo ed è stato abbastanza impressionante. Appena si risalgono le scale della metro si viene colpiti dalle insegne giganti, con i nomi delle compagnie di trasporto che sovrastano le porte di ingresso di ogni biglietteria. Io ho scorso con gli occhi fino a che non ho trovato quello che mi interessava: la scritta Atene. Sono quindi entrata e mi sono trovata in una vera e propria sala di attesa/biglietteria e ho visto che i pullman si raggiungono dalle porte sul retro di queste sale. Ho chiesto un po’ di informazioni e alla fine ho comprato un biglietto di andata/ritorno per Atene a 200 YTL (103 €).

Per Atene parte un autobus ogni mercoledì e ogni venerdì alle 18 (bisogna esser lì un’ora prima) ed arriva alle 8 del mattino successivo. Il ritorno da Atene invece è ogni giovedì e ogni sabato. I biglietti di andata e ritorno, se fatti separatamente costano 110 YTL a testa, quindi in totale 220 YTL.

Io ero già stata in agenzia e per andata e ritorno mi avevano chiesto 240 YTL. Questo dimostra che se si vuole andare da qualche parte con il pullman è meglio comprare direttamente i biglietti alla stazione. Comunque parto da Istanbul il 3 dicembre e ripartirò da Atene l’11 dicembre.

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La compagnia con la quale andrò ad Atene, Otogar – Istanbul
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