Foresta di Belgrado

Se avete letto il post di ieri, saprete che mi stavo apprestando ad andare a messa (dopo esser stata invitata ed aver accettato solo perché non avevo capito di cosa si trattasse) e che ero curiosa della lingua in cui sarebbe stata celebrata. Dato che ero in ritardo di dieci minuti ho scritto ai miei amici di cominciare ad entrare senza di me. Quando sono arrivata in chiesa mi sono guardata intorno, ma oltre a non esserci i polacchi non c’era nemmeno la funzione. Due ragazzi che erano fermi ai lati dell’ingresso (erano vestiti eleganti e sembravano esser lì per arredamento), vedendo che entravo ed uscivo con aria smarrita, mi han domandato se avessi bisogno di qualcosa. Gli ho risposto che stavo cercando i miei amici e che non li trovavo. Al che mi han detto: “Se sei italiana, la messa in italiano è di sotto”, indicandomi le scale a sinistra, “Qui fanno la messa generale in inglese alle 10”.

Ho deciso di andare a controllare, anche se mi è parso strano che seguissero messa in italiano. Scese le scale sono entrata in una cappella, sotto la chiesa principale e loro non erano nemmeno lì. Vedendomi perplessa, un ometto mi si avvicina e mi chiede in inglese: “Polacca?” e io gli dico: “Si” e lui: “La messa in polacco la fanno in quell’altra cappella” e mi indica una porta dove entrare. Così li ho trovati (domandandomi anche in quante cavolo di lingue ci sia la messa in quella chiesa), mi sono unita a loro e mi sono sorbita un’ora di funzione in polacco, con tanto di canti in polacco e seduta al fianco di un grosso frate. Le uniche parole che ho capito sono state: “Amen”, “Gesù” e “Madonna” che loro pronunciano /madonno/. Saremmo state una trentina di persone in tutto e c’erano anche tre bambini che giocavano intorno alle loro mamme, evidentemente poco interessati.

Finita la messa siamo usciti e il prete ci è venuto incontro e si è messo a chiacchierare in polacco con i miei amici. Quando loro mi hanno indicato dicendo al prete che sono italiana, lui si è messo a parlarmi italiano. Nel frattempo gli altri polacchi stavano mangiando dolci e bevendo allegramente tè. Il prete ne ha chiamati alcuni e dopo pochi secondi mi son trovata circondata da gente che mi parlava in polacco. Ci ha presentato anche la catechista (che fa catechismo a quei tre fortunati bimbi).

Mi hanno rivolto parola tutti quanti e io ovviamente li guardavo con aria ebete, finché i miei amici non gli hanno detto che sono italiana. Quindi, tutti sorridenti, hanno cominciato a farmi l’elenco delle tre o quattro parole che sanno in italiano.

Il prete, prima che andassimo via, ci ha invitato ad andare in gita con loro a Izmir per tre giorni. I miei amici andranno, io ho declinato gentilmente l’invito.

Dopo questa mia nuova esperienza ci siamo finalmente diretti a Taksim per prendere l’autobus diretto alla Foresta di Belgrado (Belgrad Omanı). Questa è una delle più grandi aree verdi della zona. È un luogo in cui di solito le famiglie si recano il fine settimana per fare picnic e passeggiate. Vi si trovano sette bacini di sette sorgenti, ma noi non siamo riusciti a raggiungerli.

Ad aspettarci vicino alla fermata della metro c’era un ragazzo che Kasia e il suo ragazzo avevano contattato su CouchSurfing (un sito del quale prima o poi vi parlerò più in dettaglio).

Dato che fa ancora caldo siamo rimasti tutto il tempo in maniche corte. Abbiamo vagato un po’ a caso perché non avevamo una mappa del bosco, per cui non siamo riusciti a raggiungere il lago. Intorno alle tre, dopo aver camminato un paio di ore, siamo tornati indietro, verso il paesello, perché non volevamo ritrovarci al buio in mezzo alla foresta. Mentre camminavamo abbiamo incrociato un anziano, con il suo cane, con cui ci siamo fermati a parlare, ma l’unico che ha capito il discorso è stato il nostro nuovo amico turco.

Tornati a Taksim siamo andati in un bar a bere un tè e poi siamo scesi fino a Karaköy a piedi. Gli altri hanno preso il traghetto per tornare a casa (dato che vivono tutti e tre sul lato asiatico). Io invece ho preso il tram e mi sono fermata a Sultanahmet. Ho passato un po’ di tempo a fare lezione di turco con la mia amica Burçin e a parlare con Peter e altri ospiti dell’ostello, poi sono venuta a casa.

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Nella Foresta di Belgrado, Istanbul
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