Festa del Sacrificio

Oggi è iniziata ufficialmente la Festa del Sacrificio (Kurban Bayramı), una delle due festività religiose più importanti in Turchia insieme al Ramazan. Può essere paragonata al nostro Natale, in quanto è un momento in cui le famiglie si riuniscono per festeggiare. Dura quattro giorni e ogni anno si svolge in un periodo diverso (come avviene con il Ramazan). Questo succede perché le festività religiose mussulmane non seguono il calendario gregoriano, ma il calendario lunare islamico che ha la durata di 354 giorni (invece che 365). Quindi ogni anno le festività arrivano con 11 giorni di anticipo rispetto l’anno precedente.

Questa festa in particolare commemora il sacrificio che Abramo stava per compiere sul figlio Isacco, per ordine di Dio, prima che venisse fermato dall’angelo che gli ordinò di sacrificare un montone al suo posto.

Ogni famiglia che può permetterselo compra un animale: un montone, una mucca o una pecora. Il primo giorno di festa il capofamiglia, dopo la preghiera del mattino, sgozza l’animale (poiché per la Bibbia e il Corano il sangue è impuro ed è quindi proibito mangiarlo) che viene poi scuoiato e macellato. Viene diviso in tre parti, una viene tenuta dalla famiglia, una viene scambiata con i vicini di casa, mentre l’altra è donata ai poveri. Chi non può permetterselo non deve comprare l’animale, perché è vietato dal Corano indebitarsi per sostenere questo acquisto.

Una volta il rito del sacrificio avveniva nei cortili delle case. Oggi, almeno qui in Turchia, ci sono delle regole più ristrette e i sacrifici di solito avvengono in luoghi appositi. La mia amica turca mi ha anche spiegato che si preferisce sacrificare l’animale in luoghi isolati per non correre il rischio che qualcuno calpesti il sangue dell’animale (dato che è peccato).

Burçin sostiene che durante il Bayaran c’è sempre almeno un giorno in cui piove e questo succede perché così il sangue viene lavato via. Io le ho detto che mi pare una casualità, lei mi ha detto che è il volere di Allah.

Ci sono molte famiglie che non eseguono più il sacrificio personalmente, ma inviano il denaro per l’acquisto dell’animale che viene ucciso secondo il rito in apposite macellerie ed è poi spedito nei paesi islamici in cui si soffre maggiormente la fame (per esempio sul tram ho notato delle pubblicità in cui chiedevano di donare 300 YTL da utilizzare per spedire la carne di un animale in Pakistan).

Questa festa è anche legata fortemente ad uno dei cinque pilastri dell’islam: il pellegrinaggio alla Mecca che è dovere farlo almeno una volta nella vita per qualsiasi religioso mussulmano che possa permetterselo.

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Piazza Taksim vista dal terrazzo di un bar, Istanbul
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