Come la neve a Natale

Ieri, a metà mattinata, sono andata in ostello e quando sono arrivata ho trovato il personale e Peter che stavano sistemando su uno dei tavolini di fuori biscotti e cioccolata. Quando mi hanno visto arrivare erano molto contenti e mi hanno invitata subito a sedere. Ho festeggiato così il mio primo giorno di Bayaram.

Siamo stati seduti a chiacchierare per un’oretta. La mia amica turca ogni tanto mi traduceva le conversazioni, gli altri provavano parlarmi e da questi tentativi di comunicazione scaturivano spesso allegre risate. Noto con piacere però, che comincio a riconoscere alcune parole quando sento parlare in turco (anche se non capisco nulla del senso del discorso).

La donna delle pulizie (che è anche quella che prepara le colazioni) ad un certo punto mi guarda e dice qualcosa. Io capisco solo “güzel” che vuol dire bello e allora chiedo alla mia amica di tradurmi la frase intera e lei mi dice: “Ha detto che hai dei capelli veramente molto belli”.

Abbiamo parlato anche delle feste religiose. Il coreano è cattolico, ha tirato fuori la Bibbia e chiedeva a me e Peter dei chiarimenti su alcuni passi oppure mi chiedeva quali feste religiose celebriamo in Italia. Mi fa sorridere il pensiero che, solo perché sono italiana, danno per scontato che io sia cattolica. In realtà se ci pensiamo, è la stessa cosa che facciamo noi quando parliamo di persone che provengono da Paesi a maggioranza mussulmana.

Dato che c’erano pochi ospiti e Burçin non aveva molto da fare alla reception, mi sono fermata lì tutto il giorno e ho letto insieme a lei due nuovi capitoli del mio libro per imparare il turco. Ogni tanto il pomeriggio suo fratello, che ha 16 anni, viene per fare lezione di inglese con Peter e anche ieri è stato così. Abbiamo quindi trasformato la hall in una classe di lingue.

La mamma di Burçin è venuta a trovarla (abitano a cinque minuti a piedi dal Sinbad) e ci ha portato il riso latte preparato da lei. Un dolce simile l’ho mangiato spesso anche in Norvegia.

Ne ho assaggiato un poco. Buono, ma non volevo rischiare di farmi venir mal di pancia a causa del latte così ho chiesto alla mia amica di spiegare alla madre che ho l’intolleranza al lattosio.

Ogni tanto passava qualche amica di Burçin a salutarla e farle gli auguri. Sono passate anche due sue cugine.

Verso sera è tornato un ospite polacco dell’ostello e mi ha mostrato alcune foto che ha scattato con una bellissima reflex.

Dopo, dato che di sera la mia amica ha più da fare perché la gente arriva in ostello, io mi sono fermata a parlare con un ragazzo finlandese che è studente Erasmus ad Ankara (la capitale). È cinque mesi che è arrivato in Turchia e sta seguendo un corso molto intensivo di turco, quindi lo parla già a buoni livelli. Studia relazioni internazionali e per questo gli interessa davvero imparare bene la lingua. Vive con una famiglia turca. Mi ha raccontato che parlando con dei ragazzi della suo corso di laurea ha espresso il desiderio di vivere in una famiglia per imparare le tradizioni e la cultura e un suo compagno gli ha detto: “Vieni a vivere a casa mia!”. In questi giorni è stato ad Istanbul con il suo fratello turco, approfittando delle vacanze per il Bayram. Mi ha detto che Ankara è una città molto noiosa, buona per studiare, ma non c’è nulla di interessante da vedere. Sono fortunata ad essere ad Istanbul.

In questi giorni ho deciso che non andrò da nessuna parte. È un periodo molto caotico e trovare un autobus libero per qualsiasi destinazione è un’ardua impresa. Inoltre stare in città è un vero piacere in questi giorni. Molte famiglie sono infatti tornate ai loro luoghi di origine e c’è meno traffico e meno caos rispetto al solito. Mi pare quasi un miracolo poter prender il tram senza essere schiacciata come una sardina, ma trovando addirittura posto a sedere. In più ho casa tutta per me, dato che gli svedesi ne hanno approfittato per fare un viaggio da qualche parte.

Stavo per dimenticare una cosa. Vi ricordate che vi ho detto che Burçin mi ha riferito che durante il Bayaram c’è sempre almeno un giorno di pioggia? Beh, ieri sera, dopo giorni di sole ha piovuto (e ora c’è di nuovo il sole). Io ero dentro a vedere le foto con il polacco quando mi sento chiamare: “Francesca vieni, vieni”. Sono uscita e mi sono ritrovata sotto la pioggia con lei di fuori che rideva e tirava dentro le sedie perché non si bagnassero. Mi ha detto: “Hai visto?”. È stato bello vedere la gioia sul suo viso. Penso che da piccola mi sarei sentita così se avesse nevicato il giorno di Natale.

Iyi Bayramlar a tutti! (buona Festa del Sacrificio)

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Riso latte
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