Rostelle: un perfetto esempio di contaminazione culinaria

Uno dei secondi che non manca mai, in ogni sagra e in ogni braciata estiva che si rispetti nella parte più ad ovest del ponente ligure, sono le rostelle, dei piccoli spiedini di carne di pecora.

Queste delizie sono in realtà di origine abruzzese, dove vengono chiamate perlopiù arrosticini ed è con questo nome che sono inserite nell’elenco dei “prodotti agroalimentari tradizionali italiani” sotto la voce regione Abruzzo.

Sono state introdotte in provincia di Imperia dai numerosi abruzzesi che nel dopoguerra sono migrati in queste terre per lavorare come braccianti agricoli e hanno avuto una diffusione capillare nella zona, tanto da poter apparire, per chi non ne conoscesse la vera origine, come una specialità locale.

A Sanremo e dintorni è possibile reperirle in quasi tutte le macellerie. Vengono preparate con un apposito cubo che permette di creare spiedini omogenei del peso di circa 20 grammi ciascuno. Il prezzo al dettaglio si aggira tra 0,25 e 0,30 euro per il singolo pezzo.

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Le mie preferite in assoluto sono quelle di “Cosimo” a Riva Ligure, ma ci sono anche altre rivendite dove si può trovare un ottimo prodotto. L’importante è non acquistare quelle confezionate del supermercato e affidarsi ad un macellaio di fiducia: se fatte con pezzi di carne inadeguata possono risultare stoppose e immangiabili.

Se non si ha la possibilità di preparale a casa, ci sono numerosi ristoranti che hanno queste prelibatezze sul menù: nel sanremese i due migliori locali dove gustarle, a mio parere, sono il “Piccolo Bar” a Coldirodi e “I Tre Poli” a Sanremo.

Le rostelle vanno cotte rigorosamente alla brace, utilizzando l’apposita rostelliera, un braciere di forma allungata che permette una cottura omogenea e salva i bastoncini di legno dalle fiamme.

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Sul metodo di cottura ognuno ha la sua teoria: chi le gira una volta per lato, chi le gira e le rigira. Secondo me, meglio che ognuno faccia come si trova meglio. L’importante è non metterle sulla brace quando questa è ancora troppo calda (altrimenti si rischia di carbonizzare sia i bastoncini che la carne) e fare in modo che fuori risultino dorate e dentro morbide (in poche parole non devono stracuocere).

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Una volta pronte si cospargono generosamente di sale e si gustano afferrando gli stecchi con le mani e sfilando la carne con i denti.

Solitamente una porzione è composta da dieci pezzi, ma un adulto riesce a mangiarne tranquillamente venti o trenta (anche molte di più se è una buona forchetta).

Se si organizza una rostellata a casa meglio acquistare (almeno) trenta rostelle a persona e al massimo congelare (crude) quelle che avanzano: non lasciate mai i vostri ospiti con la voglia di mangiarne ancora!

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